L'internamento

Dopo l'affondamento, si prodigarono nel recupero dei naufraghi le seguenti unità:

Gruppo "Mitragliere" - comandante più anziano in grado C.V. Marini

Nave Mitragliere C.V. Giuseppe Marini

  • Nave Fuciliere C.F. Uguccione Scroffa

  • Nave Carabiniere C.F. Gian Maria Bongiovanni

  • Nave Regolo C.F. Marco Notarbartolo di Sciarra

Gruppo "Pegaso" - comandante più anziano in grado C.F. Imperiali di Francavilla

  • Nave Pegaso C.F. Riccardo Imperiali di Francavilla

  • Nave Orsa C.C. Azzo Gino del Pin

  • Nave Impetuoso C.F. Giuseppe Cigala Fulgosi

 

ll capitano di vascello Marini, imbarcato sul Mitragliere e Comandante la XII Squadriglia Cacciatorpediniere così scrive al punto 8 del suo rapporto speciale, compilato il 28 e 29 settembre 1943:

"Sono l’ultimo degli 8 C. T. che in ordine inverso precedono le Corazzate. Sono quindi il più vicino alle Corazzate. Appena noto l’enorme fiammata sul torrione della Roma, mi rendo conto che la Corazzata è fatalmente condannata, inverto senza ordini la rotta per recarmi il più presto possibile al suo soccorso. La Roma è ancora notevolmente abbrivata e sono infatti costretto ad assumere all’incirca rotta di collisione per avvicinarmi al più presto e non scadere sottovento ove la visibilità oltre la Roma è nulla per l’enorme produzione di fumo che si sviluppa dal torrione."

Le torpediniere del Gruppo Pegaso si distaccarono dai caccia e dall’Attilio Regolo, sia perché rimasero impegnate in combattimento contro aerei tedeschi, sia perché avevano caratteristiche di velocità e di manovra diverse dai cacciatorpediniere.

Si formarono quindi, tra le unità soccorritrici, due gruppi:

  • il capitano di vascello Marini, come ufficiale più anziano, assunse il comando del gruppo formato dai cacciatorpediniere e dall’incrociatore Attilio Regolo;

  • il capitano di fregata Imperiali rimase al comando del gruppo torpediniere.

 

Ambedue i gruppi si trovarono nelle stesse condizioni operative:

  • impossibilità di mettersi in contatto con la 7a Divisione e con Supermarina, non ricevendo risposta ai loro messaggi;

  • intercettazione dei messaggi di Supermarina che dimostravano la impossibilità di rientrare in porti italiani per sbarcare i feriti che avevano urgente bisogno di cure ospedaliere;

  • necessità di raggiungere le coste neutrali più vicine per lo sbarco dei feriti perché, date le loro gravi condizioni, non era possibile curarli a bordo;

  • riduzione delle scorte di nafta e quindi della propria autonomia.

 

Pertanto sia il capitano di vascello Marini che il capitano di fregata Imperiali decisero autonomamente ed indipendentemente di dirigere in Spagna, verso le Baleari.

Inoltre, considerato che la Spagna era un Paese neutrale, si sperava che avrebbe consentito lo sbarco dei feriti e forniti i necessari rifornimenti di carburante e acqua potabile, senza procedere all’internamento delle navi.

Il gruppo Imperiali si diresse a Palma di Majorca, mentre il gruppo di Marini trovò rifugio a Porto Mahon, a Minorca: entrambi furono oggetto di complicato intrigo internazionale, volto ad appropriarsi delle unità italiane.

 

La complicata vicenda ebbe una immediata conclusione con il gruppo di Imperiali, che si autoaffondò davanti a Palma, mentre  il gruppo di Marini fu oggetto di lungo periodo d'internamento; i naufraghi del Roma si ritrovarono per lunghi mesi prima a Mahon nell'isola di Minorca, poi a Caldas de Malavella, in Cataluna, mentre i feriti, taluni orribilmente sfigurati dalle ustioni, furono ricoverati dapprima sull'Isla del Rey nella baia di Porto Mahon, per poi essere smistati negli ospedali della terraferma spagnola.

Sull'isola del Rey, proprio nell’antico ospedale navale, nelle stesse sale dove furono curati i circa trecento feriti l'Associazione Menorca Amica ha realizzato la Sala Memorial Acorazado Roma che presenta ai visitatori immagini, documenti, ricordi e cimeli della vita di quegli uomini compreso il periodo del loro forzato soggiorno in queste isole.

La nostra Associazione partecipa fattivamente e sostiene le attività del Museo della Corazzata Roma.

 

Raccomandiamo vivamente, per una approfondita analisi di quel periodo, il libro scritto dal Giuliano Marenco;"Le navi da guerra italiane internate alle Baleari dopo l'8 settembre" per i caratteri di Lampi di Stampa.

 

Mentre per la triste fine del Pegaso e dell'Impetuoso, suggeriamo la lettura di "La fine del Pegaso e dell'Impetuoso" che è possibile downloadare qui.

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