7 settembre

mattino

Il mattino del 7 l’ammiraglio de Courten si recò al Comando Supremo, per consegnare e illustrare i due promemoria relativi alle Istruzioni del commodoro Dick, dove apprese, con sorpresa, che il generale Ambrosio era partito per Torino per ritirare delle carte importanti e sarebbe rientrato solo l’indomani mattina. Egli trasse quindi la conclusione che

“il corso degli avvenimenti doveva avere un ritmo tale da consentire l’allontanamento del generale Ambrosio per 36 ore e non erano quindi prevedibili a breve scadenza di tempo né decisioni, né fatti che potessero avere influenza sulle decisioni”.

Sempre al mattino del 7 settembre l’ammiraglio de Courten ebbe con l’ammiraglio Bergamini, Comandante in Capo delle FF.NN .BB., giunto in macchina dalla Spezia per la riunione convocata per il pomeriggio, 

“un colloquio sullo spirito della Flotta. Ebbi da lui piena ed esplicita assicurazione che la Flotta era pronta a uscire per combattere nelle acque del Tirreno meridionale la sua ultima battaglia. Mi disse che Comandanti ed Ufficiali erano per­fettamente consci della realtà cui sarebbero andati incontro, ma che in tutti era fermissima la decisione di combattere fino all’estremo delle possibilità. Gli equipaggi erano pieni di fede e di entusiasmo. L’addestramento aveva fatto negli ultimi tempi buoni progressi. Gli accordi presi con l’Aeronautica tedesca e quella italiana e le esperienze compiute davano buon affidamento di poter finalmente contare su una discreta cooperazione aeronavale. Egli confermava che, intervenendo a operazione di sbarco appena iniziata e traendo profitto dall’inevitabile crisi di quella delicata fase, sarebbe stato possibile infliggere al nemico gravi danni. Ricordo questo colloquio con commozione perché dalle parole di quest’uomo, vissuto sempre sulle navi e per le navi, emanava senza alcuna iattanza la tranquilla sicurezza di poter chiedere al potente organismo nelle sue mani lo sforzo estremo e il sacrificio totale. Sapendo che le forze subacquee erano già in movimento e che le forze siluranti minori erano pronte ad entrare in azione, non potevo non pensare e non posso non riaffermare oggi che la Marina fu colta dall’Armistizio in piena efficienza materiale e morale"

L’ammiraglio Bergamini, al termine di tale riunione, si incontrò con l’ammiraglio Massimo Girosi, Capo Reparto Operazioni ed Addestramento di Supermarina, per esaminare gli ordini predisposti per l’ormai prossima uscita delle FF.NN.BB., ordini che ebbero la sua approvazione nonché quella degli ammiragli de Courten e Sansonetti. L’ammiraglio Girosi così scrive al riguardo :

“Gli ordini di operazione per quella che presumibilmente sarebbe stata l’ultima uscita con il supremo sacrificio di tutte le nostre forze navali, erano stati da me compilati materialmente con il pieno assenso di Tuo padre e del Capo e Sottocapo di Stato Maggiore della Marina. Essi erano così chiari e risoluti che prevedevano anche l’ipotesi di falle o necessità di portare in appropriata posizione le navi in secco e di farle continuare a sparare come batterie fisse, salvo a farle saltare in caso di necessità”.

Il mattino del 7 la ricognizione aerea tedesca avvistò, a nord di Palermo, un rilevante convoglio di mezzi da sbarco (circa ottanta), scortati da unità della Marina alleata. La rotta di tale convoglio era verso levante. Avvistò inoltre nella zona di Bengasi un convoglio navale con rotta verso ponente.

Alle 13.00 fu segnalato, in uscita da Biserta, un altro importante convoglio costituito da trentacinque navi da trasporto, sei petroliere, nove vedette, quat­tro mezzi da sbarco, sette navi da sbarco per carri armati.

ore 12.00

Il Comando Supremo, pertanto, collegando questi movimenti con quelli del giorno 6, trasmise alle 12.40 del 7 la seguente comunicazione:

Da Comando Supremo n. 42451/OP. Presenza stamane grosso convoglio a Nord di Palermo ed intenso movimento di piroscafi mezzi da sbarco et unità da guerra comprese Npa [portaerei] e contattato ieri allargo Taormina fanno ritenere imminente sbarco in Italia Centromeridionale. Siano prese conseguenti misure. Generale Ambrosio 124007.

ore 16.00

L’ammiraglio de Courten effettuò la riunione prevista con gli Alti Comandi ed alla quale parteciparono:

  • il Sottocapo di Stato Maggiore, ammiraglio Luigi Sansonetti;

  • il Sottocapo di Stato Maggiore Aggiunto, ammiraglio Carlo Giartosio;

  • il Segretario Generale, ammiraglio Emilio Ferreri;

  • il Comandante in Capo delle FF.NN.BB., ammiraglio Carlo Bergamini;

  • il Comandante in Capo delle Forze Navali di protezione del traffico, ammiraglio Edoardo Somigli;

  • il Comandante in Capo dei Sommergibili, ammiraglio Antonio Legnani;

  • il Comandante Superiore delle Forze Navali dislocate a Taranto, ammiraglio Alberto Da Zara;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di La Spezia, ammiraglio Giotto Maraghini;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di Napoli, ammiraglio Ferdinando Casardi;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di Taranto, ammiraglio Bruto Brivonesi;

  • il Comandante Militare Marittimo di Venezia, ammiraglio Emilio Bren

 

L’ammiraglio de Courten lesse e commentò il Promemoria n. 1 del Comando Supremo, ed impartì disposi­zioni ai presenti sulla traccia di un promemoria, preparato in precedenza dall’ammiraglio Sansonetti, relativo ai punti che interessavano la Marina.

Le disposizioni che riguardavano in particolare le FF.NN.BB. erano le seguenti:

  1. Porre in stato di difesa tutte le unità navali, rifornendo al completo di nafta, acqua e viveri quelle che erano in condizione di muovere;

  2. Porre in stato di difesa tutte le opere a terra, rifornendole di viveri e di munizioni [...];

  3. Predisporre la partenza delle navi da guerra italiane per le seguenti destinazioni:

    •  unità dell’Alto Tirreno: Sardegna, Corsica, Elba;

    •  unità dell’Alto Adriatico: Sebenico, Cattaro, Valona (completando d’urgenza la corazzata Giulio Cesare del per­sonale necessario per navigare);

    •  le unità di Taranto dovevano rimanere sul posto, concentrandosi in Mar Grande [...];

  4. In caso di attacco tedesco:

    • disporre per l’affondamento del naviglio militare e mercantile non in condizioni di muoversi per lavori o altre ragioni;

    • liberare i prigionieri inglesi (eccetto quelli di colore), eventualmente presenti nel territorio;

    • considerare nemici gli aerei tedeschi in volo sul cielo delle Forze navali e delle Basi e non agire contro aerei anglo-americani [...].

  •  

L’ammiraglio de Courten mise i presenti al corrente degli avvistamenti dei giorni 6 e 7 relativi ai convogli alleati, costituiti da unità da sbarco scortate da unità da guerra.

Diede inoltre disposizione al Comandante in Capo delle FF.NN. di protezione al traffico, ammiraglio Somigli di far partire subito per La Spezia gli ammiragli sottordine Amedeo Nomis di Pollone e Federico Martinengo, inca­ricandoli di assumere direttamente, il primo il comando delle siluranti, ed il secondo il comando dei mezzi antisom­mergibili (corvette, VAS, motosiluranti, MAS, ecc.).

La riunione terminò alle 19.00 circa

ore 19.00

Subito dopo l’ammiraglio de Courten ebbe un nuovo colloquio con l’ammiraglio Bergamini:

“Sebbene le restrizioni impostemi non mi consentissero di metterlo esattamente al corrente di quanto avevo finora saputo circa il problema dell’armistizio, gli manifestai le mie preoccupazioni per l’evidente evoluzione della situazione naziona­le verso una soluzione definitiva imposta dalle condizioni generali del Paese, sicché poteva anche attendersi, a breve scadenza di tempo, che ci si trovasse di fronte a fatti compiuti. Tenni anche a mettergli in evidenza la mia opinione che, in questa difficile e complessa fase, l’esistenza della Flotta, che era organismo compatto e di forte capacità offensiva, costituisse elemento preminente, in grado di esercitare una influenza proporzionata al suo valo­re assoluto e relativo. Esaminai poi con lui l’eventualità che, di fronte a una azione offensiva tedesca, le navi della Flotta riuscissero a sottrarsi ad ogni minaccia uscendo dai porti, ma si trovassero nella situazione imbarazzante di non sapere dove dirigere, per non rimanere in zone controllate dai Tedeschi e per non passare in zone controllate dagli Anglo-Americani. Passammo in rassegna tutte le alternative convenendo che, in questo caso estremo, avrebbe potuto essere presa in considerazione la decisione di autoaffondare in alti fondali tutte le unità navali, impiegando per il salvataggio degli equipaggi il naviglio sottile, che poi si sarebbe distrutto in alto mare o in costa. E, con questa opprimente conclusione, la quale tuttavia non appariva, al momento, di urgente attualità, ci accomiatammo”.

ore 19.45

Supermarina, constatando che ormai doveva essere prossimo il tentativo di sbarco degli Alleati a Salerno, trasmise il seguente messaggio:

Supermarina - 68502 - Destinatari nave Italia per FF.NN.BB. et per conoscenza Marina La Spezia - Marina Napoli (alt) Tabella Pisa (alt) Disponete CT Vivaldi et Da Noli si trasferiscano subito relitto (in codice Civitavecchia), restandovi pronti in 6 ore (alt) Tabella Pisa (alt) 194507.

ore 20.00

Supermarina inviò il seguente messaggio a Marina Napoli
 

Supermarina 67403 - Destinatari Marina Napoli (alt) Avvistamento ore 17.00 convoglio mezzi da sbarco presso Ustica Rv 45 (rotta vera), fa ritenere possibile tentativo sbarco fra Sapri e S. Eufemia alba 8. 200007."

ore 21.00

Supermarina trasmise l’Avviso Segreto-Riservato personale n. 12981, inviato per conoscenza a Superaereo, e allo Oberhafenslehrer Sud (OBS), tramite l’Ufficio di Collegamento della 2a Luftflotte presso Supermarina, nel quale si faceva il punto dei convogli Alleati diretti verso l’Italia e si formulavano due ipotesi:

  • [...] il convoglio avvistato davanti a Palermo dirige per la zona calabra dove sbarca in prossimità della zona di operazioni. In questo caso la prevista operazione importante a largo raggio non sarebbe imminente ma dovrebbe ritenersi ritardata fino a quando rientrino alle basi i mezzi da sbarco di cui sopra;

  • il convoglio avvistato davanti a Palermo è destinato ad operare in accordo con gli altri mezzi che ieri sera erano ancora a Biserta e con quelli in arrivo con il convoglio proveniente da Orano. In questo caso l’operazione importante potrebbe aver luogo la notte sul nove.

ore 22.00

Frattanto gli eventi relativi all’armistizio e alla sua proclamazione stavano precipitando.Giunsero a Roma, a Palazzo Caprara (sede dello Stato Maggiore dell’Esercito), provenienti da Gaeta, dove erano stati sbarcati dalla corvetta Ibis, il generale Taylor ed il colonnello Gardiner, ambedue americani. I due ufficiali dovevano coordinare con le Forze Armate italiane le operazioni relative allo sbarco che avrebbero dovuto effettuare i paracadutisti americani negli aeroporti di Cerveteri e di Furbara, vicino a Roma, (operazione chiamata in codice “Giant 2”), nonché la proclamazione dell’Armistizio, notizia che doveva essere collegata con l’ormai imminente sbarco alleato sulle coste tirreniche dell’Italia centrale. I due alti ufficiali americani richiesero di parlare con il Capo del Governo o con i vertici militari; furono però spiacevolmente sorpresi nel constatare che questi, pur essendo al corrente del loro arrivo e dello scopo della loro missione, non erano pronti ad incontrarli. Infatti il maresciallo Badoglio si era reso indisponibile data l’ora tarda, il generale Ambrosio era a Torino, il generale Mario Roatta, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, non era reperibile; poterono incontrare solo il generale Carboni.

Il generale Taylor comunicò al generale Carboni che, come convenuto a Cassibile il 3 settembre, il giorno X, relativo alla proclamazione dell’armistizio, sarebbe stato l’indomani 8 settembre, comunicazione che veniva fatta con ventiquattro ore di anticipo rispetto allo sbarco delle truppe anglo-americane nella zona di Salerno. Il generale Carboni ritenne impossibile, per il Governo italiano, di poter proclamare l’Armistizio il giorno 8 settembre e pertanto fece presente, forzandola, una situazione allarmante sullo stato di approntamento delle Forze Armate italiane dislocate a Roma, ed in particolare sul rifornimento di carburanti che erano stoccati in tale città. Egli riferì che, al momento, le vie di accesso ai depositi erano state presidiate dai tedeschi, si era quindi nell’impossibilità di fornire quell’aiuto tattico e logistico necessario per assicurare il successo alla missione delle truppe americane aviotrasportate. Occorreva pertanto rinviare di qualche giorno la proclamazione dell’armistizio per consentire di approntare al meglio uomini, mezzi e rifornimenti. Gli ufficiali americani rimasero notevolmente interdetti da tale risposta e chiesero quindi di parlare con il maresciallo Badoglio che, svegliato, li ricevette alle 01.00 del giorno 8.

ore 22.25

Il contrammiraglio Ludovico Borgatti di Supermarina telefonò all’ammiraglio Stanislao Caraciotti, Capo di Stato Maggiore delle FF.NN.BB., per avere notizie in merito all’approntamento dell’Ugolino Vivaldi e dell’Antonio Da Noli. L’ammiraglio Caraciotti comunicò che non vi erano problemi per quest’ultimo cacciatorpediniere, che si trovava a La Spezia, mentre sarebbe stato preciso più tardi per il primo, che era a Genova per lavori ai motori diesel. Comunque era già stata sollecitata Genova per avere disponibile la nave il più presto possibile.

ore 23.15

L'ammiraglio Borgatti richiamò l’ammiraglio Caraciotti per comunicargli che l’ammiraglio Sansonetti richiedeva che le due unità fossero a Civitavecchia il 9 mattina, dove dovevano rimanere pronte a muovere in quattro ore.

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